Set
13
Anno Scolastico nuovo, problemi vecchi
13 Settembre 2010 | | Lascia un commento
Oggi si apre il nuovo anno scolastico. L´attenzione della cronaca é tutta rivolta alla chiusura di sezioni e di plessi scolastici e alla difficile situazione dei precari. Fossi genitore chiederei ai giornalisti di interessarsi con pari intensitá ad un altro tema: lo scarso rendimento delle scuole del Mezzogiorno. Il divario tra Sud e il Nord, in termini di apprendimento dei nostri ragazzi, é noto e dimostrato dalle indagini PISA dell´OCSE (dal 2000). Quest´anno la prova INVALSI delle scuole medie (un esame serio e oggettivo, uguale in tutta Italia) ha portato ulteriori argomenti a supporto di questa tesi seminando dubbi anche sull´ipotesi di alcuni specialisti, secondo cui le differenze di rendimento dipenderebbero dal divario economico.
Alla maturità 2010 gli studenti del Sud hanno ottenuto voti migliori, mentre dal Test Invalsi delle scuole medie risultano più preparati gli studenti del Nord. Gli studenti del Sud Italia hanno ottenuto il maggior numero di “100 e lode” alla maturità, quasi il doppio rispetto ai coetanei del Nord Italia. Questo risultato sarebbe la prova che gli studenti del Sud sono più bravi. Ma se si considerano i risultati della prova Invalsi, a cui sono stati sottoposti gli studenti di terza media, la situazione è opposta: gli studenti del Nord Italia risultano più bravi.
Ed allora ci domandiamo: come è possibile che gli studenti del Sud siano più scarsi alla fine delle scuole medie e poi risultino invece più bravi alla fine delle superiori? E’ possibile che le scuole superiori del Sud Italia riescano a colmare tutte le lacune lasciate dalle scuole medie e a preparare gli studenti meridionali in maniera migliore rispetto a quelli settentrionali? Puo darsi, ma io mi chiederei fino a che punto i professori, soprattutto al Sud, siano adeguati al loro compito. Non é una questione di risorse economiche, visto che si spendono a Nord, Sud ed Europa le stesse cifre.
Il punto é che é il sistema di reclutamento a non funzionare, come dimostrato dal caso del professore “precario” premiato come “miglior professore d´Italia”. Se nella battaglia sindacale, si parlasse anche di questo, sarebbero in tanti a guadagnarci, soprattuto al Sud. Ma in fondo che ce ne frega, l´importante é avere un posto di lavoro, qualunque siano il talento e i meriti. Non é forse su questo principio che si fonda il patto sociale che ci tiene insieme?
Ago
31
Un invito agli amici di Locrinasce
31 Agosto 2010 | | 3 Commenti
Sul sito web del “La Riviera” potete leggere un interessante scambio epistolare tra una cittadina di Locri “a tempo determinato” e il sindaco della stessa città (qui). In breve, la sig.ra Angusti, in vacanza nel paese dove è nata, si lamenta con il sindaco del degrado urbano di Locri. Il “primo cittadino” nella sua risposta, tramite un aneddoto, sostiene che gli strumenti a sua disposizione (ordinanze, manifesti, comunicati stampa) non bastano per risolvere problemi che hanno origine nella mancanza di senso civico di alcuni cittadini. E aggiunge che la segnalazione dei problemi non andava fatta tramite un giornale perché in questo modo la protesta diventa polemica politica. La sig.ra Angusti, nella sua contro replica, sostiene che il sindaco non abbia fornito spiegazioni convincenti alle sue domande e che la politica è fatta anche di partecipazione attiva (la segnalazione su un giornale e´uno strumento per farla).
Lo scambio epistolare e i fatti che si narrano sono interessanti perché raccontano in modo chiaro i problemi strutturali della nostra comunità (anche io, cittadino “a tempo determinato”, mi sento parte di essa). La domanda di fondo che mi sono posto leggendo le lettere è perché la città di Locri, nonostante abbia le stesse risorse umane e finanziarie di un comune italiano o europeo di pari ampiezza demografica, non riesca ad erogare alcuni servizi essenziali. Non si tratta di un problema attuale, ma stratificato nel tempo. Restando al degrado urbano, le “storture” architettoniche o la qualità edilizia, indice di scarsa capacità di pianificare e far rispettare alcune regole comuni, si sono accumulate negli anni.
La risposta che mi sono dato è che i problemi alla superficie, di carattere operativo, hanno solide fondamenta di cui bisogna rendersi conto. Tornando ai fatti della lettera, se il sindaco non riesce a fare rispettare le sue ordinanze, vuol dire che la macchina organizzativa non funziona. Si tratta di un problema “localizzato” o “strutturale”? A me sembra si tratti di un problema strutturale che parte dalle modalità organizzative, passa per l´allocazione delle risorse umane e le loro competenze, e arriva fino alla loro selezione. Alcuni di questi problemi hanno origine nell´impianto burocratico italiano, non pensato per erogare servizi. Tuttavia il problema di fondo è il patto sociale che tiene insieme la comunità.
Quanti cittadini si indignano per il degrado urbano della città? (ma si potrebbe allargare il discorso ad altri servizi essenziali). Io penso non siano tanti, perché una città che funzioni è fatta anche di regole e diritti da rispettare e tasse da pagare. In molte zone del nostro sud, non solo a Locri, viviamo in un sistema di welfare “medievale”, dove cediamo il nostro consenso e silenzio in cambio di favori personali (un posto di lavoro, una pensione di invalidità, una concessione edilizia, l´annullamento della multa, l´evasione fiscale, etc.). Questa situazione non solo ha portato alla soppressione dell´erogazione dei servizi pubblici essenziali (come il decoro urbano), ma anche all´accumulazione di debiti che rallenteranno un eventuale processo di normalizzazione. La mancanza di senso civico di cui scrive il sindaco di Locri nella sua lettera, non è una cosa astratta ed esogena, ma ha origine in questo scellerato patto.
Ne consegue che chiunque voglia cambiare le sorti della città di Locri debba proporre un nuovo patto ai propri cittadini. A mio avviso questo patto deve basarsi sul valore della trasparenza. Il comune deve rendere conto ai suoi cittadini/elettori di ogni sua azione. In questo modo costoro collaboreranno più volentieri con uno stato che sentiranno proprio, che a sua volta potrà tagliare più agevolmente le spese inutili e migliorare la qualità dei servizi pubblici.
Trasparenza vuol dire rendere chiari quali siano i servizi che si erogano, che livello di servizio ci si debba aspettare, come viene finanziato il servizio e come la cittadinanza contribuisca a questo finanziamento. Trasparenza vuol dire che i dati “grezzi” come le delibere, le ordinanze, e i dati di bilancio possano essere facilmente accessibili ed elaborabili in modo tale che ognuno possa formarsi la propria opinione. Trasparenza vuol dire incoraggiare la possibilitá di dissentire in qualsiasi forma (tramite giornali, web, etc).
In una società tecnicamente debole per partecipare (quanti di noi sanno leggere un bilancio, la cui struttura è per legge pensata per non rendere conto) bisogna non solo approntare gli strumenti, ma insegnare ad utilizzarli. A tal fine, le organizzazioni e i movimenti politici (come Locrinasce) dovrebbero non solo discutere di alleanze e tattiche elettorali, ma anche di esperienze concrete come quelle promosse della fondazione Civicum, il cui obiettivo è promuovere la collaborazione tra cittadini e istituzioni per realizzare uno Stato più efficiente. http://blog.civicum.it/
Con questo invito non pretendo di cambiare lo stato delle cose, ma solo contribuire al vostro dibattito.
Buon Lavoro, Antonio
Mar
27
Non vado a votare, ma metto i voti
27 Marzo 2010 | | Lascia un commento
Scopelliti (5meno) si è preso la briga di comunicare agli elettori il proprio programma. Peccato che si tratti di molte formule per nascondere la solita strategia politica conosciuta nel mezzogiorno: spendere e spandere. La rosa dei candidati proposta dal Popolo della Libertà, non da garanzie. Forse, è buona per gli “avvisi di garanzia”.
Loiero (3menomeno), non ritiene importante comunicare sul web il suo programma. Assumo quindi che, il suo operato sia, purtroppo, rappresentativo di quello che si propone di fare.
Callipo (5), E’ molto chiaro e puntuale nel raccontare cosa non va. Non lo è altrettanto nel farci sapere cosa andrebbe fatto. Il programma sul sito web non è presente. La lettura di comunicati stampa e le apparizioni televisive (quelle che sono riuscito a seguire sul web), non aggiungono altro.
Antonio Pezzano
Mar
3
Programma Strategico Locride 2015
3 Marzo 2010 | Tagged locride, mezzogiorno, Piano, Strategico, sviluppo | 5 Commenti
Il 26 febbraio scorso si è discusso presso il Circolo “Locririnasce” del Piano Strategico Locri 2015. Su invito di Marcello Pezzano, ho letto i documenti presenti sul sito www.locride2015.it/elaborati.php e propongo ai membri del circolo e ai lettori del blog alcune considerazioni. L’obiettivo generale LOCRIDE 2015 è “favorire la creazione di migliori prospettive socio-economiche” selezionando “un insieme di progetti in linea con la visione strategica dello sviluppo dell’area e ad alta coerenza con gli indirizzi di programmazione comunitaria 2007-2013” attraverso metodi partecipativi e, cioè coinvolgendo “ tutte le energie vitali del territorio della Locride con una grande operazione di ascolto, inclusione e responsabilizzazione dei soggetti”.
La domanda che mi sono posto è: la strategia delineata nei documenti che ho letto può contribuire alla creazione di migliori prospettive economiche per la Locride? Gli interventi delineati sono molto ricchi, interessanti, e pieni d’intenzioni lodevoli, tuttavia ritengo che, allo stato attuale, tale impostazione non possa portare ai risultati sperati e ne spiego brevemente le ragioni più importanti.
Primo, non è chiaro quali siano i risultati concreti che si vuole raggiungere e quali problemi specifici da affrontare. Infatti, c’è una mancanza di “focus” sia nell’individuazione dei problemi, che nelle soluzioni. Nel documento sono listati più di 100 obiettivi e, almeno, altrettanti progetti. Se tutto è importante, niente è importante.
Secondo, supponendo che nei prossimi mesi si arrivi ad una selezione di pochi interventi, cosa assicura che siano selezionati quelli davvero strategici? L’esperienza (si pensi ai PIT) ci dice che “la politica” tende a scegliere progetti che abbiano effetto immediato, ad esempio cantieri, e distribuiti “politicamente” in tanti comuni.
Infine, davvero si pensa che si possano conseguire obiettivi apprezzabili senza risolvere alcuni problemi sostanziali? In un contesto in cui la qualità dei servizi pubblici essenziali è scarsa, come è possibile che gli stessi soggetti pubblici siano in grado di “far fruttare” i soldi aggiuntivi per progetti speciali?
Sia chiaro, la mia critica non è rivolta al gruppo di lavoro che ha egregiamente svolto il proprio mandato. Purtroppo è la logica di fondo ad essere sbagliata. Essa mutua quella della programmazione europea in atto dal 2000, sulla quale sono state espresse molte riserve anche negli ambienti istituzionali (Banca d’Italia).
Spero che queste riflessioni possano dare vita ad un dibattito partecipato e informato.
Antonio Pezzano
Feb
15
Valutare meglio l’operato dei nostri amministratori. Un viaggio nella Sanità in Calabria
15 Febbraio 2010 | Tagged Sanità Calabria Sviluppo | 1 Commento
Loiero ha vinto le primarie del Pd. Perché? Forse ha fatto bene? Mancanza di alternative? Può darsi. Io sono persuaso che in Calabria manchino le basi per una sana cultura democratica, cioè la capacità/possibilità degli elettori di leggere gli eventi e valutare di conseguenza i propri rappresentanti. Che cosa succederebbe se l’elettore calabrese valutasse l’operato degli amministratori regionali in base agli effetti delle politiche da loro adottate? In altre parole, cosa accadrebbe se Tizio, onesto cittadino residente in Catanzaro, chiedesse a Caio, Assessore della Giunta Regionale, di spiegare gli effetti delle sue decisioni? Primo, avremo un dibattito che finalmente si sposta dalla retorica del “fare” e degli annunci, all’asciutta prosa dei fatti e dei risultati. Secondo, ci renderemo conto che centro-destra e centro-sinistra sono solo etichette, giacché entrambi gli schieramenti hanno una visione politica incentrata sulla spesa pubblica, sullo stato interventista e sulla de responsabilità fiscale. Un gioco molto facile, poiché si compra consenso con i soldi degli altri (le tasse delle regioni più ricche). Da oggi, tempo permettendo, vorrei fare un viaggio veloce sui risultati di 10 anni di centro-sinistra-destra in Calabria. Cominciamo con la Sanità, cioè il settore in cui l’Amministrazione può, per competenze e bilancio, incidere in modo efficace sulla qualità dei servizi erogati.
Alla fine degli anni 90, la sanità calabrese non se la passava bene. Secondo uno studio del Censis, relativo al periodo 1998-2001 (Federalismo Sanitario: anno zero, 2001), a fronte di uno stato di salute della popolazione calabrese appena sotto il livello medio italiano, corrispondeva un servizio scadente sia dal punto di vista della percezione degli utenti, sia da quello della prevenzione e della modernizzazione. Dopo dieci anni, dai dati Censis (Non solo l’offerta sanitaria, anche la salute è peggiore al Sud, comunicato stampa, agosto 2009), si evince che sono peggiorate sia le condizioni di salute dei calabresi, sia la qualità dei servizi offerti. L’indicatore sintetico dell’offerta sanitaria nelle regioni italiane elaborato dal Censis, che valuta sia la dotazione strutturale che la soddisfazione degli utenti, evidenzia come la qualità dei servizi in Calabria sia la più scadente tra le regioni italiane. Inoltre, il Censis conclude che la scarsa qualità dell’assistenza sanitaria ha un peso importante nel determinare le condizioni di salute della popolazione. L’indicatore sintetico delle condizioni di salute (elaborato dal Censis a partire da un’ampia batteria di dati (come speranza di vita alla mortalità e morbosità, fino agli stili di vita, la prevenzione e l’autopercezione del proprio stato di salute) evidenzia che i calabresi presentano condizioni tendenzialmente più precarie di quelle rilevate nelle altre aree del Paese. Perché il sistema sanitario calabrese funziona male?
La Commissione incaricata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (nel 2008) di svolgere un’indagine della qualità dell’assistenza prestata dal Servizio sanitario della Regione Calabria, ha evidenziato le seguenti criticità: il mancato controllo della regione sulla spesa sanitaria, la mancata approvazione del piano sanitario regionale, l’impunità di chi ha commesso errori ed ha responsabilità accertate, la presenza in numerosi P.O. di Pronto Soccorsi “disastrosi”, pesanti condizioni igienico – sanitarie e problemi strutturali degli edifici, esorbitante spesa ai privati, dirigenti senza responsabilità; criticità, ancora oggi, in buona parte persistenti stando ai fatti di cronaca.
Bisogna rilevare subito un aspetto. La qualità dei servizi sanitari non dipende, in Calabria come in altre regioni, dall’ammontare della spesa. Uno studio del Formez (I sistemi di governance dei Servizi sanitari regionali, 2007) dimostra che la spesa sanitaria regionale è una variabile indipendente, sia rispetto ai bisogni e alla domanda, sia alla qualità dei servizi e alle condizioni di salute. Un’altra ricerca, condotta dal CERM (La spesa sanitaria pubblica in italia: dentro la “scatola nera” delle differenze regionali, 2009), arriva alle stesse conclusioni rilevando che le Regioni meno efficienti, come la Calabria, sono anche quelle che erogano prestazioni di qualità inferiore. In altre parole, Sovraspesa e bassa qualità sono due facce della stessa medaglia.
Infatti, a fronte di un peggioramento della qualità dei servizi, l’aumento della spesa sanitaria in Calabria ha una dinamica costante negli ultimi dieci anni. Nel Rapporto Osservasalute dell’Università Cattolica (2008) si osserva che la spesa sanitaria procapite è aumentata ogni anno in media del 5/6%, passando dai 1.231 euro procapite del 2001 ai 1658 euro del 2008. Nel 2008 la spesa sanitaria incideva sul 9,5% del pil regionale, quando nel 2001 era intorno al 9%. Inoltre, ai soldi già spesi bisogna aggiungere i circa 2,2 miliardi di debito esistente.
Nonostante il fallimento delle politiche sanitarie calabresi che, come abbiamo visto, è bipartisan, l’attuale governatore (Loiero) nel rapporto “sulle cose fatte”, disponibile sul sito della Regione, rivendica che: “L’enorme deficit, accumulato in grandissima parte nel quinquennio di governo precedente, ha rappresentato un ostacolo durissimo per restituire in tempi ragionevoli efficienza ed economicità al comparto sanità. La Giunta Regionale è riuscita ad evitare il Commissariamento ottenendo dal Governo nazionale, purtroppo solo a fine 2009, l’approvazione del Piano di rientro che consentirà finalmente di gettare le basi per ammodernare e rilanciare la Sanità”.
Primo, perché ci si è accorti solo dopo 5 anni dell’enorme debito accumulato? Secondo, perché il debito ha ostacolato la gestione, visto che si è palesato nella sua dimensione nella primavera del 2009? Terzo, come mai la Giunta Regionale ha dovuto aspettare il 2009/2010 per “ammodernare” la sanità quando è dal 2006 che Corte dei Conti e Governo fanno notare le diffuse criticità del sistema. Infine, per quale motivo il Piano di Rientro predisposto dalla Giunta, dovrebbe risolvere le cose, quando ha già nei suoi presupposti di “governance” le basi per garantire insuccesso visto che i Governatori diventano “Commissari Straordinari” cioè controllore e controllato allo stesso tempo.
Per concludere una nota per il futuro. Gli effetti di questa scellerata politica di gestione della sanità avranno ripercussioni sullo sviluppo economico della Regione, giacché il rientro dal debito sarà finanziato attraverso l’inasprimento delle tasse di competenza regionale. Non appena i miliardi di euro dei fondi strutturali saranno spesi in mille rivoli e senza lasciare servizi e infrastrutture utili, cosa avremo da offrire per “attrarre investimenti”, forse le aliquote fiscali più elevate d’Italia?
Gen
17
Riflettere sui fatti di Rosarno
17 Gennaio 2010 | Tagged agricoltura, immigrazione, meridione, sfruttamento | 1 Commento
In un sistema democratico sano la nostra classe dirigente, il nostro governatore, e i candidati a diventare governatore avrebbero dovuto fare riflessioni più approfondite su quanto è successo a Rosarno. Inoltre l’opinione pubblica avrebbe dovuto porre e porsi domande più scomode. Ad esempio, perchè la schiavitù è una forma di organizzazione necessaria nell’economia agricola di vaste aree del mezzogiorno? Cosa si intende dire quando si riconduce la fonte dei problemi all’assenza dello Stato?
Nov
9
Chiusura Università della Locride. Riflessioni controcorrente.
9 Novembre 2009 | | 1 Commento
So di scrivere un post controcorrente su un tema caldo. Tuttavia ritengo che sia importante offrire un punto di vista diverso sulla chiusura della cosiddetta "Università della Locride". La domanda di fondo è: ha senso il "Polo Universitario" della Locride. Che beneficio ne trae la collettività dall’esistenza di una delegazione della facoltà di Scienze Politiche di Messina del corso di laurea in Assistente sociale?
Nov
5
+ istruiti = -sudditi
5 Novembre 2009 | | Lascia un commento
Nicola Gratteri, intervistato da Fabio Fazio il 25 ottobre 2009, alla domanda su come combattere le mafie risponde"…io sono in magistratura da quasi venticinque anni e mi sono fatto quest’idea che chiunque è al potere, sia esso di destra o di sinistra, non vuole un sistema giudiziario forte e una scuola che funzioni. Perché un sistema giudiziario forte vuol dire poter poi controllare il manovratore, una scuola efficiente vuol dire avere della gente colta, dei ragazzi colti, gente dotta e quindi gente pensante che non può accettare o assuefarsi a certi modi di vivere o a certe situazioni o condizioni".
Ott
31
Essere franchi sulle Zone Franche
31 Ottobre 2009 | Tagged franca, mezzogiorno, sviluppo, zona | 2 Commenti
Negli ultimi giorni ho letto notizie e commenti riguardo l’istituzione delle Zone Franche in alcune aree della Calabria (e del Mezzogiorno). Si tratta di aree infracomunali oggetto di programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole e micro imprese. Uno strumento utile perchè potrebbe sostituire i sussidi alle imprese (finanziamenti a fondo perduto), mediati quasi sempre dalla politica e strutturalmente inefficaci nel fare emergere validi imprenditori.
Ott
24
Primarie PD e sviluppo del Sud
24 Ottobre 2009 | | Lascia un commento
Devo essere sincero, le tre mozioni del PD sul Mezzogiorno somigliano ad una coltre di nebbia. Tante parole (in politichese) per dire che il Mezzogiorno ha bisogno di spesa pubblica (Bersani, Franceschini) e qualcosa di nuovo (ma cosa? sen. Marino). Insomma, non ci ho capito niente. E’ allora opportuno inquadrare il Mezzogiorno nel contesto delle politiche più generali.



