Questa sera alle ore 21 in piazza dei Martiri la lista “Impegno e Trasparenza” concluderà la campagna elettorale con il classico comizio finale.
Più che una conclusione di campagna elettorale per me sarà festeggiare una vittoria.
Perchè Antonio Cavo ha già vinto le elezioni. Non è ancora sindaco di Locri, ma ha già vinto!
Ha vinto nel metodo di conduzione della campagna elettorale collaborativo e propositivo;
ha vinto nello stile rigoroso nel raccontare i problemi e nell’indicare le responsabilità;
ha vinto nel cercare il contatto con la comunità locrese, non con i soliti notabili;
ha vinto nella competenza, nella professionalità, nella preparazione;
ha vinto nell’educazione (pensate sia poco?);
ha vinto il confronto televisivo;
ha vinto perchè ha creato il giusto mix tra vecchio e nuovo (perchè il vecchio non è sempre da buttare e il nuovo non è sempre oro….MA COMUNQUE BISOGNA INNOVARE E MIGLIORARE);

Vi servono altri motivi per festeggiare? A me, no.

BUONA FESTA A TUTTI STASERA ALLE 21 IN PIAZZETTA A LOCRI.

PS. IL FATTO CHE ABBIA VINTO NON VUOL DIRE CHE DOMENICA NON DOBBIATE ANDARE A VOTARLO!!!

 

Il PD è morto. W il PD

22 Aprile 2013 | | 1 Commento

Riflessioni scritte di impulso il 19/4/2013 come commento ad un’articolo di Ultimo che invitava a scendere in piazza contro il PD. 

Allora, che dire??

che in piazza contro il PD non si scenderà perchè il PD non esiste  più. Forse, è giusto così. Al netto dei trasversalisti,  ci sono almeno due anime nel PD e queste due anime sono difficilmente riconciliabili su tutto o quasi e, comunque, sulle questioni che fa governo (politica economica, politiche sociali, lavoro, ambiente).

Spero solo che dopo questi 20 anni, buttati, abbiamo almeno imparato che non ci sono i buoni e i cattivi. Ci sono solo interessi e persone che di volta in volta discutono quale sia il modo migliore di perseguire e conciliare tali interessi.

Alla fine il PD è rimasto vittima del suo feticcio, cioè della personalizzazione della politica nel senso che il segretario e il suo gruppo dirigente non sono stati mai delle persone che hanno avuto la capacità di spiegare  che modello di società vogliono, ma sono stati l’espressione dell’equilibrio di varie correnti personali e di una proposta contro Silvio).

E ora? Non sono un esperto di politics, ma me ne intendo un pò di policy.  Barca, nonostante la profonda stima che io abbia di lui mi sembra vittima dell’equivoco di fondo della sinistra, classicamente intesa. Cioè che ci sia un partito altro dagli individui e che ci siano individui di natura superiore. Dico questo perchè nel suo documento (che ho fatto molta fatica a leggere), propone, senza spiegare come, la separazione tra STATO e PARTITO, assumendo che sia un gruppo di persone intelligente che lo sappia fare. Non sono d’accordo e, per spiegarlo, faccio mie le parole di Nicola Rossi (ex parlamentare PD e ora Presidente dell’Istituto Bruno Leoni), il quale in una recente intervista ha detto che pretender che l’azione politica si risolva facendo in modo che i partiti non interferiscano nelle nomine del  consiglio di amministrazione della Milano-Serravalle rischia di far dimenticare l’errore di fondo, e cioè che la Provincia di Milano non dovrebbe proprio occuparsi di autostrade, non ha nessuno titolo per farlo. Io credo che Barca avrebbe dovuto applicare la stessa nettezza con cui parla della separazione tra partito e stato anche al rapporto tra stato e mercato. E invece lì la sinistra italiana si ferma.

Sono certo che se discutessi le mie idee di policy, in qualsiasi circolo PD (per non parlare di SEL) mi darebbero del DESTRO. [disclosure: al netto di Pepè e della mia prima volta nel 92, le poche volte che ho votato alle politiche e alle europee, l'ho fatto per i radicali e l'ultima volta per FARE]. Ma avrei parlato di modelli riscontrabili nei paesi nordici o in Germania, paesi nel mito della SINISTRA, ma nei fatti pragamatici e pronti ad adottare qualsiasi strumento (etichettato di destra o di sinistra) che assicuri benessere, eguaglianza di opportunità ed un paracadute per tutti. Le poche volte che ho avuto l’opportunità di esprimere la mia preferenza politica alle ultime elezioni, sono stato “liquidato” con una risata di scherno in riferimento al “master di O. Giannino”. Nessuno dei miei interlocutori (quasi tutti di PD-Sinistra) ha mai voluto discutere del programma di politica economica ritenuto da alcuni osservatori internazionali , tra tutti, il più credibile.

Ecco il punto, abbiamo accusato la DESTRA ITALIANA di personalismo e superficialità, ma nei fatti siamo stati molto più personalistici e superficiali.

 

 C’è una cosa buona in quello che è successo nei giorni scorsi: il PD ha mostrato la sua vera faccia…una bella faccia da C…!

Mi fanno tenerezza i militanti che protestano e occupano le sedi del partito (Livorno, Padova, Torino, Bari, Ferrara, mezza – o forse più Emilia Romagna – Varese, Prato, Lucca, etc etc etc). Condivido la loro rabbia, ma come si fa a protestare contro il nulla? Ad occupare il vuoto?

Nel partito si contano almeno le seguenti correnti: bersaniani, renziani, dalemiani, bindiani, giovani turchi, cristiano sociali, socialisti, ecologisti, liberal, democratici (AreaDem e MoDem), etc etc etc. Cinquanta sfumature di nulla, appunto. L’ultima geniale trovata di questi nullapensanti è quella di farsi la guerra dentro il seggio per l’elezione del capo dello Stato, fotografando e marcando le schede elettorali come i peggiori mafiosi di Paese (qualche tontolone che conserva ancora la tessera del PD glielo vuole dire che è un reato?). Il tutto per inciuciare con Berlusconi all’ombra del passato (Amato, Marini, Napolitano, tutta gente di primo pelo che ha colto la straordinaria mobilitazione per il cambiamento). Grillo li definisce PDmenoL, io credo che dovremmo chiamarli PDmenoD perché quello che gli manca è proprio comune sentire con il “demos”, il popolo.

Si dice che la situazione è complessa, che anche la base è divisa. A mio avviso è divisa semplicemente tra chi pensa che il PD sia una banda di mascalzoni e chi invece sostiene che sia una combriccola di idioti. Io credo il PD sia essenzialmente l’emblema degli ignavi, poveracci incapaci di scegliere tra il bene e il male, poco mi importa se lo fanno per cattiveria o per stupidità (intesa – secondo la teoria di Carlo Maria Cipolla – come capacità di fare del male agli altri senza fare del bene a se stessi). Ignavi, dunque, destinati a inseguire una bandiera per l’eternità, talmente peccatori da non meritare nemmeno l’inferno. Dante li colloca infatti nell’antinferno (“che mai non fur vivi”) e fa dire a Virgilio “non ragioniam di lor ma guarda e passa”.

 Questo è quello che penso della dirigenza, quanto agli elettori li associo a quelle donne che subiscono sistematicamente violenze dai mariti ma non hanno la forza di reagire perché sviluppano una propensione patologica alla giustificazione. Molti degli attuali dirigenti PD sono gli stessi che nel tempo hanno affossato il governo Prodi; reso eleggibile Berlusconi che per legge non lo è; chiuso gli occhi sul conflitto di interessi; calpestato la costituzione (ve lo ricordate l’articolo 11?) e la volontà degli elettori (ve lo ricordate il referendum sul finanziamento dei partiti?) centinaia di volte. Cos’altro devono farvi perché li abbandoniate al loro destino? Il PD è come Giuliano Ferrara: molti si ostinano a riconoscergli una certa intelligenza politica. Svegliatevi: è grasso non è cervello. Qualcuno obietta che però quando hanno governato loro hanno fatto delle cose buone (quante volte ho sentito dire questa cosa di Mussolini!!!). Rispondo mutuando una battuta di Benigni: “Anche il mostro di Firenze avrà detto buongiorno a qualcuno

Coraggio amici del PD, ci sono degli ottimi medici e assistenti sociali in giro. Per il vostro bene fatevi aiutare e disintossicatevi.

Ultimo

Ps. Per restare in tema di citazioni dantesche:

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchier in gran tempesta, non donna di provincie ma bordello. (Purgatorio, Canto VI). Grazie salvo.

So bene che molti comuni sono al collasso finanziario e non riescono più neanche a garantire i servizi essenziali ai cittadini (non è solo il Comune di Alessandria purtroppo ma anche ad esempio quello di Locri di fatto in fallimento), tuttavia alla vigilia delle elezioni amministrativi in molti comuni grandi e piccoli è bene ricordarsi dei progetti innovativi realizzati che danno il senso dell’amministrazione che cambia.

Partiamo da un bene comune, l’acqua. A Milano, la municipalizzata MM è impegnata in un progetto di valorizzazione dell’acqua pubblica. Il comune ha creato dei punti in città in cui viene fornita l’acqua pubblica anche gassata, mentre contro i pregiudizi che colpiscono “l’acqua del rubinetto” ti permette di controllare on line le analisi dell’acqua che arriva a casa tua( www.milanoblu.com). L’idea ricorda un po’ quella di due giovani nullafacenti che circa 10 anni fa proposero – nell’ambito dell’Agenda 21 Locride – di portare nei paesi costieri l’acqua di montagna (non sembrava così difficile né così costoso perché l’acqua arriva già alle porte dei comuni) più buona ed economica di quella in bottiglia che viaggia per centinaia o migliaia di chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole. Idee semplici per bisogni di base: l’acqua appunto…o il cibo. Pensiamo alle ormai numerose esperienze di orti urbani. Ad Udine (www.comune.udine.it/agenda21) l’iniziativa è accompagnata da eventi, lezioni, pubblicazioni e alcune piccoli appezzamenti di terreno sono destinati a particolari categorie di persone (ad esempio gli anziani). Mi domando se è poi così difficile o costoso trovare un paio di pensionati e un pezzo di terra da affidargli per le coltivazioni di stagione. Il Comune può proporre un patto agli assegnatari degli orti: coltivate un terreno e vi prendete i frutti (a metà col proprietario) ma in cambio una volta a settimana fate lezione ai ragazzi delle scuole che pensano che le fragole si trovano tutto l’anno e non hanno mai inseguito una gallina. Il Comune di Collegno l’agricoltura la usa per promuovere l’inserimento lavorativo di disabili; ha promosso infatti il recupero di terreni e strutture dell’ex ospedale psichiatrico in cui adesso vengono proposte pratiche di agricoltura sociale (www.comune.collegno.to.it progetto: L’orto che cura). MA più vicino a noi segnalo a Oppido Mamertina un prof. che fa curare un orto a sui studenti: meraviglioso! Rimanendo in tema alimentare ho capito che si stanno diffondendo le pratiche del foodsharing, cioè della condivisione del cibo (per esempio quello che sta per scadere) per evitare che venga buttato. Un sito internet tedesco foodsharing.de mette in rete gli abitanti e le attività commerciali di diverse città con il solo scopo di evitare lo spreco alimentare. In Finlandia (Roihuvuori, Helsinki) esiste un punto in cui ci si incontra per scambiarsi il cibo: il progetto – che si chiama “Licenza di mangiare” o ed è approvato dal Ministero dell’Ambiente – è riuscito a coinvolgere circa 200 famiglie anche grazie ai social network (fonte tuttogreen.it). Senza spingerci così oltre mi domando perché siano ancora così poco diffusi al Sud i Gruppi di Acquisto Solidali (GAS). L’idea è semplice e geniale: ci si impegna direttamente con il contadino a comprare per conto di un gruppo di famiglie una certa quantità a settimana e il produttore promette che non userà schifezze chimiche per agevolare il raccolto (non credo sia difficile fare dei controlli ogni tanto). In tema di piccole e grandi innovazioni nella PA non si può non menzionare l’uso intelligente che molti comuni (anche piccolissimi e senza grandi risorse) riescono a fare delle nuove tecnologie. Ho scoperto che nei comuni di Bagheria (56.000 ab), Fiano Romano (13.000 ab), Casola Valsenio (2.800 ab), Cornate d’adda (10.000 ab), Olivadi (700 ab), Rimini (144.000 ab), Savignano sul Rubicone (17.000 ab), Seborg (300 ab), Trieste (205.000 ab) si possono fare segnalazioni all’amministrazione comunale tramite lo smartphone e seguire in modo trasparente la gestione della segnalazione da parte degli uffici interessati (la piattaforma www.comuni-chiamo.it è solo un esempio). Spulciando un po’ su internet non mi è sembrata una cosa così costosa eppure rappresenta un bel cambio di mentalità (soprattutto al Mezzogiorno in quegli uffici in cui ancora vige la cultura del favore più che quella del servizio). Ma anche volendosi limitare alla mera manutenzione delle strade (lo so non ci sono i soldi…ma ogni tanto qualche spicciolo “aggiuntivo” arriva …almeno questo sembra guardando gli elenchi dei progetti finanziati dall’UE tramite la Regione), segnalo che molte città che stanno installando lampioni intelligenti che dosano la luce a seconda dell’orario e in base al numero di auto in strada, segnalano ai vigili urbani i guasti in tempo reale o addirittura sono terminali WI-FI. Fantascienza? No, A Prato li hanno installati in una strada e hanno ridotto i consumi di energia del 35%, il Comune stima un risparmio del 60% se fossero installati in tutta la città. E non c’è solo Prato ma anche San Giovanni in Persiceto (BO), il cui impianto telegestito offre servizi di videosorveglianza, Wi-fi e controllo meteo; Barletta (- 32% di consumi energetici energia ogni settimana); e la provincia di Mantova (il 70% dei comuni ha varato un piano che prevede l’installazione di 50 mila lampioni smart nei prossimi mesi). Ho anche letto da qualche parte che a Aix en Provence stanno sperimentando la trasformazione dei pali della luce in colonnine per la ricarica delle vetture elettriche. Se poi vogliamo veramente scatenare la fantasia pensiamo che secondo quanto riportato da una rivista del settore, un designer starebbe progettando un lampione interamente alimentato da rifiuti organici (progetto Gaon Street Light).

Mi fermo qui per ragioni di spazio ma sul web c’è tantissimo. E se proprio non sappiamo da dove iniziare, cominciamo dal basso: dai bambini….la prima innovazione è realizzare la città che vogliono loro (www.lacittadeibambini.org). Piccole grandi cose ma sono sicuro che staremmo meglio tutti!

ultimo

Rifiuti, uno specchio delle nostre contraddizioni

6 Aprile 2013 | | Commenti disabilitati

Ho trascorso la Pasqua a Locri “toccando con mano” il tema del giorno: i rifiuti. Volevo condividere alcune riflessioni in questo blog perché la gestione del ciclo dei rifiuti è rappresentativa di una contraddizione tutta italiana (e meridionale in particolare): il servizio (spesso pubblico) non migliora, anzi peggiora, mentre i costi sopportati dalle famiglie sono sempre maggiori. Perché?

Pe ‘nnenti nuyu faci nenti è un proverbio calabrese che traduce un principio di economia che noi italiani – e noi meridionali in particolare- abbiamo sistematicamente ignorato: anche se una cosa sembra essere gratuita, c’è sempre un costo. A chi oggi lamenta il pesante onere delle tasse per l’igiene urbana (adesso la TARSU, prossimamente la TARES), vorrei rispondere con una domanda: perché negli anni passati non ci si è mai chiesti se le cifre irrisorie da pagare in cartella esattoriale erano compatibili con il servizio ricevuto? In questo campo, come in molti altri, i generosi trasferimenti dello Stato, e quindi non pagati dai residenti, hanno contribuito ad alimentare il sogno che i servizi pubblici locali non ha un costo.

Da quest’anno, con l’introduzione della TARES entra in vigore il principio che il costo dei servizi di igiene urbana (e non solo) devono essere interamente pagati con le tasse dei residenti. Non entro nel merito dei problemi della TARES (che vanno risolti), tuttavia è opportuno osservare che all’atteso salasso non si può rispondere in modo immaturo e assistenziale chiedendo rinvii e sconti. Fermo restando che in un momento di crisi come quello attuale è opportuno trovare soluzioni pratiche alla limitata capacità finanziaria di alcune famiglie (come sconti per i meno abbienti e dilazioni di pagamento), una forza politica che auspica il cambiamento dovrebbe supportare il principio del pagamento dell’intero costo di produzione del servizio pubblico e indagare le ragioni economiche che incidono sulla formazione dei costi dell’igiene urbana. Se si vuole alleggerire il carico fiscale delle famiglie, si devono capire le cause principali degli alti costi di gestione e basso rendimento dei servizi di nettezza urbana.  

Una famiglia di 4 persone che vive a Locri in una casa di 100 mq oggi paga circa 181 Euro di TARSU. Quanto pagherà domani con la TARES? Si stima che gli aumenti possano essere del 50%. E così? Se si arriverà a pagare, ad esempio, 230 Euro cosa si avrà in contro-partita? Strade sempre pulite o continue emergenze? Sarà mai possibile avere la città pulita ed abbassare l’onere della futura TARES? Se sì, come? Se no, perché? Sono queste le domande che dovrebbero animare un dibattito politico responsabile, al fine di individuare risposte con numeri e fatti concreti. Chi ha tempo, potrebbe cominciare ad informarsi. Questo libro è un buon punto di partenza. Sogno

Per dibattere seriamente sul tema bisogna inoltre accantonare i pregiudizi.  Gli inceneritori sono utili. Una gestione efficiente dei rifiuti – che minimizzi i costi di gestione a fronte dell’assicurazione di strade puliti 24h – non può prescindere da un uso equilibrato di tanti modelli di smaltimento. Come si può vedere dall’iconografia qui linkata, anche i paesi modello (Germania e paesi scandinavi) che non hanno discariche, ricorrono a inceneritori e compostaggio. La raccolta differenziata è quindi una parte fondamentale della soluzione, ma non la sola.

Termino con una nota su come promuovere la raccolta differenziata. Educazione e raccolta porta a porta sono fondamentali. Tuttavia, siccome Pe ‘nnenti nuyu faci nenti, le iniziative carote come sconti, bonus e raccolta punti che premiano i cittadini più ricicloni e il bastone delle sanzioni per i più resistenti sono parte fondamentale della strategia.


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  • Altrosud: presentazione del blog e una proposta ai cittadini della Locride

    << Non si può ... considerare la democrazia in modo ristretto e limitato - in particolare, soltanto nei termini di votazioni pubbliche - e non nei più ampi termini di ciò che John Rawls definiva "l'esercizio della ragione pubblica". Questo concetto di portata più vasta presuppone la possibilità per i cittadini di partecipare al dibattito politico e quindi di influenzare le scelte dell'opinione pubblica. ... E' di cruciale importanza rendersi conto che la democrazia ha esigenze che vanno ben oltre quelle dell'urna elettorale. Cito lo stesso Rawls:
    Il concetto fondamentale e defintivo di una democrazia deliberativa è quello della deliberazione stessa. Quando i cittadini deliberano, si scambiano le proprie opinioni e discutono le loro rispettive idee sulle principali questioni politiche e pubbliche.
    In realtà, le elezioni sono solo un modo - benchè sicuramente uno dei più importanti - per dare un'efficacia concreta ai dibattiti pubblici, ammesso che la possibilità di votare si accompagni a quella di parlare, e di ascoltare, senza paura. Il significato ed il valore delle elezioni dipendono in modo sostanziale dalla possibilità di una discussione pubblica aperta. Le elezioni da sole possono essere disgraziatamente inadeguate, come è stato più volte dimostrato ...>> (Amartya Sen, La democrazia degli altri - Le radici globali della democrazia 2004)

    Con questo blog lanciamo un'idea per tutti i cittadini della Locride (RC) che vogliono contribuire alla costruzione di un altro sud possibile...
    Per saperne di più, conoscere chi siamo e cosa proponiamo vai all'articolo di presentazione del blog
      Vai anche all'articolo Il blog altrosud compie due anni!
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      Vorrei essere libero, libero come un uomo.
      Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia, che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.
      La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.
        La libertà - G. Gaber
        1972, Dialogo tra un impegnato e un non so
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